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A caccia di pinot nero sulla collina di Mazzon


A caccia di pinot nero sulla collina di Mazzon

Con Gabriele Merlo alla scoperta di uno dei grandi cru del pinot nero in Italia.

Gli “addicted” di pinot nero lo ricercano ovunque. Sembra non essere mai abbastanza e in effetti è proprio così. Oltremodo snob, questo vitigno ama crescere in Borgogna e in poche altre zone d’Europa. Se un terroir non è di suo gradimento, c’è poco da sperare. In Italia lo si coltiva con ottimi risultati in Alto Adige, Valle d’Aosta, Oltrepò Pavese, Garfagnana e Casentino.

 

Gabriele Merlo, vorace conoscitore e abile relatore di AIS Milano, è andato alla scoperta di una piccola produzione di pinot nero in Alto Adige, da considerare tra le eccellenze del nostro patrimonio vitivinicolo: la collina di Mazzon, frazione del Comune di Neumarkt-Egna, situata a 25 chilometri a sud di Bolzano. Ci troviamo nella zona della Bassa Atesina, un territorio diversificato per le sue bellezze paesaggistiche, ricco di colline, laghi, castelli e cime montuose come il Monte Corno, il Corno Nero e il Corno Bianco. Conosciuta per la Strada del Vino dell’Alto Adige che va Terlano e Nalles a Salorno, la Bassa Atesina è divisa in due dal fiume Adige: la sponda destra è terra di elezione del gewurztraminer, mentre la sinistra orografica è il regno del pinot nero. «Arrivati al Comune di Neumarkt-Egna, situato a 214 m s.l.m., non si vedono vigne, ma è possibile avvistare il Monte Corno. Salendo ancora per due tornanti si giunge alla Frazione di Mazzon, situata tra i 300 e i 450 m s.l.m.» racconta Gabriele, che non nasconde tutta la passione e l’entusiasmo con cui ha intrapreso il viaggio.

 

È in questa zona che, grazie alle particolari condizioni climatiche – l’esposizione a ovest, la presenza dell’Ora del Garda che soffia dal primo pomeriggio fino a sera nei mesi da aprile a settembre e la forte escursione termica tra giorno e notte, dovuta alla presenza del Monte Corno - il pinot nero cresce. Segni identificativi: grappolo piccolo e compatto (deve il suo nome alla forma “a pigna”), scarico di polifenoli, poco tannico, maturazione precoce, a rischio acinellatura ma, al momento della degustazione gusto-olfattiva, rivela tutta l’eleganza di un fuori classe, a condizione che possa esprimere tutta la sua personalità, sensibile come è al terroir.


Il relatore

Le prime testimonianze di pinot nero a Mazzon sono della seconda metà dell’Ottocento: nel 1969 Gustav von Gasteiger, proprietario dei masi Schlosshof e Fritzenhof, prendeva nota sul diario di famiglia dell’assaggio di pinot nero, servitogli alla stazione di Egna, che era stato prodotto nel vigneto sottostante al maso Schlosshof da viti messe a dimora pochi anni prima. L’anno dopo il chimico Ludwig Barth von Barthenau impiantò nel maso appena acquistato alcune barbatelle di pinot nero, confermando la vocazione dei terreni di Mazzon alla vinificazione del vitigno. Si tratta di suoli composti da rocce calcaree del Triassico (245 mln di anni fa), arenarie, siltiti rosse e gialle e calcari con depositi fluvioglaciali e torrentizi. Lo si alleva prevalentemente a guyot, ma in qualche caso, è ancora viva la tradizione della vecchia pergola altoatesina. La vendemmia viene effettuata in genere la seconda metà di settembre.

 

Dalla prima etichetta del 1898 a oggi la produzione di pinot nero è cresciuta sia numericamente (oltre i due terzi dei 65 ettari vitati sulla collina sono coltivati a pinot nero) sia qualitativamente, al punto da portare Mazzon a essere considerato un cru riconosciuto anche Oltralpe. Il territorio è oggi suddiviso in numerose parcelle e vigne. È una realtà produttiva di alta qualità portata avanti da 16 proprietari e 9 vinificatori. Sono 12 i masi, antiche fattorie di origini medievali (XIV-XVII secolo), sul territorio. Tra questi, Martin Foradori Hofstätter, attuale proprietario del maso Barthenau acquistato da Vittorio Foradori nel 1943: 14 ettari dedicati al pinot nero su un totale di 50; la famiglia Visentin che conduce il maso Kollerhof coltivando con pratiche biologiche 4 ettari a pinot nero; Johanna e Kurt Rottensteiner, proprietari del maso Brunnenhof, che hanno conseguito la certificazione biologica nel 2011 per i 5,5 ettari, di cui 2 coltivati a pinot nero e Alexander Gottardi, proprietario del maso Fernheimhof che porta avanti l’attività del padre coltivando 8 ettari di pinot nero. Ferruccio Carlotto, insieme alla figlia Michela, vinifica in proprio le proprie uve dal 2000 sebbene sia l’erede della tradizione di famiglia avviata dal padre Umberto con l’azienda Schlosshof. Di altrettanto valore, per la produzione di Mazzon, sono anche alcune realtà cooperative come la Cantina Tramin, che conta 300 soci produttori per 260 ettari, e la Cantina Girlan, 200 soci per 220 ettari.

 

In degustazione

 

Alto Adige Doc Pinot Nero Filari di Mazzon 2016 - Ferruccio Carlotto: colore rosso rubino; al naso, profumi di pompelmo rosa, arancia sanguinella, cassis, chiodi di garofano, cannella, iris, rosa; entra in bocca con eleganza e possiede freschezza e sapidità.

 

Alto Adige Doc Pinot Nero 2016 - Kollerhof Mazon: colore più intenso rispetto al precedente; all’esame olfattivo si avvertono profumi di chinotto, arancia moro, gelso, glicine, cannella, noce moscata, legno di sandalo; in bocca è di maggiore impatto rispetto al precedente con un’evidente marcatura sapida, tannino levigato quasi impercettibile, con un finale floreale che ricorda le caramelle alla violetta.


I vini

Alto Adige Doc Pinot Nero Riserva 2016 - Brunnenhof Mazzon: colore di intensità simile al precedente, al naso note di erbe di montagna, chinotto, rabarbaro, genziana, liquirizia, malva e cenere; all’esame gusto-olfattivo risulta pieno, con un tannino percettibile e una buona sapidità.

 

Alto Adige Doc Pinot Nero Riserva Maglen 2016 - Cantina Tramin: rubino dalle tonalità accese; al naso un’esplosione di profumi: confettura di lampone, mirtillo, fragolina di bosco, rosa, arancia sanguinella, vaniglia, cannella, macis, anice stellato; all’assaggio è ben misurato tra eleganza e potenza con un’impronta tostata più presente in bocca che al naso e un tannino cesellato.

 

Alto Adige Doc Pinot Nero Riserva Trattmann 2016 - Cantina Girlan: ricorda le caramelle ripiene al lampone; al naso fine ed elegante con profumi di lavanda, glicine, arancia tarocco, mandarino, alchechengi, anice stellato, vaniglia bourbon, cannella, noce moscata; all’esame gusto-olfattivo conferma la sua eleganza: è lungo, sapido e fresco. Il tannino è impercettibile.

 

Alto Adige Doc Pinot Nero Mazzon 2015 - Weingut Gottardi: note di cenere, legno e radici, arancia moro, pepe rosa, liquirizia, marmellata di frutti di bosco e una nota vegetale; in bocca è di impatto, di buona struttura e si percepisce l’alcol.

 

Alto Adige Doc Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 2015 - J. Hofstätter: colore rosso rubino carico; profumi di radici, rabarbaro, genziana, ed eucalipto; elegante in bocca, fruttato con una leggera nota “verde”. Possiede un buon equilibrio tra durezze e morbidezze e termina con una nota di cioccolato.