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Magia. Lettera a Donato Lanati


Danilo LanatiCiao Donato, è molto che volevo scriverti per ringraziarti di avermi regalato una giornata con te in Enosis Meraviglia.

Non l’avevo ancora fatto, non perché mi mancasse un grazie, ma desideravo trovare un’occasione per poter trasmettere ai miei amici e colleghi sommelier tutte le emozioni che ho provato in quel pomeriggio in tua compagnia.

E l’occasione è giunta poche ore fa quando, in tutta calma e solitudine (condizioni ottimali per degustare e pensare), ho assaggiato PISOPO.
Ora mi è tutto chiaro, Pisopo, questo vino nato dall’abbraccio di 37 varietà autoctone italiane, sei Tu, come pure i 2,5 ettari di Monferrato su cui vivono, o i cristalli di Enosis, i gradini che portano nell’antico “infernot” dove hai riposto il tuo passato, o forse tutto il passato e le tradizioni del Monferrato, in quelle nicchie di tufo che sembrano vibrare dalla troppa energia presente.
Magia! Cos’è la magia se non dare una ragione a ciò che la ragione non può comprendere? Solo così puoi spiegare Enosis Meraviglia, un perno attorno a cui ruotano a 360° paesi, campagna, boschi e acquitrini, che danno ad Enosis per 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno i colori, gli odori, i profumi del Monferrato.
Si potrebbe dire: banale visto che siamo nel Monferrato. Vi esorto a varcare quel cancello, e i colori li avrete addosso, sarete a volte rossi o blu o arancio o gialli, ma ciò che più vi farà pensare sarà questa emozione di essere all’interno di qualcosa di vivo che vi ascolta e scruta dentro.


Ho versato Pisopo in un calice a tulipano ampio e il colore da subito ti cattura, potrebbe essere un profondo rubino che prende la luce per rimandarla incontrollata tutt’attorno, o una rosa rossa color sensualità.
Perdonami, Donato, ma non finirò mai di essere un po’ bambino, come del resto so che non diventerò mai completamente vecchio e saggio. Vedere e guardare con occhi da bambino alla nostra età aiuta a cogliere cose che chi ha smesso di essere bambino non vedrà più. Così debbo chiederti se i modernissimi robot giù nella cantina di Enosis, quelli fatti con un cilindro d’acciaio e due led posti come fossero due occhi, la testa a imbuto rovesciato e il tutto sostenuto da gambe d’acciaio, non ti ricordino un po’ il robot di latta che accompagnava Alice…


Magia al naso, un susseguirsi di profumi dalla rosa canina al mProfumiirtillo, cassis e tamarindo, cannella e chiodi di garofano con buccia di cedro e legno di sandalo, infuso di alloro e rosmarino, note di pepe, cacao e tabacco dolce e poi… quello che non ti immagini: cardamomo, una nota che taglia il vino come una lama dividendo sensazioni che si rincorrono, si contrappongono e si fondono alla ricerca di una continua armonia.


Quando ci siamo visti la prima volta al Westin tu ed io ci siamo abbracciati, un gesto istintivo e meraviglioso per un uomo che dovrebbe essere solo razionalità, alambicchi, laboratorio, formule e provette.
Lo abbiamo rifatto in Enosis quando ci siamo di nuovo incontrati, ed io ora sto guardandoti nella foto del tuo libro, Dalla terra alla vite, dalla vite all’uomo: tu stai degustando ma i tuoi occhi guardano oltre, verso la luce, verso la tua voglia di volare in spazi sempre più ampi, in questa foto ti immagino come un’aquila che volando altissima, vede la terra forse com’è veramente. Una piccola molecola del Creato.


Tu hai saputo regalarmi una grande emozione, io non ho nulla da darti se non la mia amicizia e una frase di Einstein sul mistero: “Quella del mistero è la più straordinaria esperienza che ci sia dato di vivere. E’ l’emozione fondamentale situata al centro della vera arte e della vera scienza. Da questo punto di vista chi non sa e non prova meraviglia, chi non si stupisce più di niente è simile a un morto, a una candela che non fa più luce”.


Un abbraccio