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Michele e Nicola Finotto: importatori di “vino artigianale”



i015_iamwineDue giovani, non ancora trentenni, hanno fondato il marchio I AM WINE ed hanno deciso d’iniziare il difficile mestiere d’importatori di vino

Utilizzando questo marchio Michele e Nicola vendono i prodotti di contadini che visitano e conoscono personalmente; il loro intento è quello di riscoprire il rapporto che lega l’uomo alla natura, alla terra in particolare. I vini che commercializzano sono prodotti da viticoltori biologici che non utilizzano composti chimici di sintesi, lieviti selezionati, aromi, enzimi e aggiungono solo piccole quantità di anidride solforosa: veri e propri “artigiani della terra e del vino”.

Il loro viaggio alla scoperta della naturalità è iniziato da un lontano paese bagnato dal Mar Nero e circondato dai Monti del Caucaso: la Georgia.


Qual è il motivo che vi ha spinto ad iniziare la vostra avventura lavorativa dalla Georgia?
Abbiamo deciso di incominciare dalla Georgia poiché la storia insegna che è il paese dove è nato il vino: tutto è iniziato da lì.


Come si è svolto il vostro viaggio-avventura?
La nostra avventura è iniziata nell’ottobre di due anni fa, quando siamo partiti alla volta della Georgia senza aver mai assaggiato un vino georgiano né tantomeno conoscendo dei produttori. Arrivati nella capitale Baku, siamo entrati in un’enoteca ed abbiamo cominciato a provare alcuni vini e a domandare le caratteristiche dei prodotti e dei loro produttori.


Come siete venuti a conoscenza dei viticoltori georgiani che rappresentate?
Su di una mappa abbiamo appuntato tutti i paesi dove venivano prodotti i vini assaggiati in enoteca e abbiamo scelto come prima tappa del nostro viaggio il produttore più lontano, situato all’estremità della regione del Kakheti: Pheasant’s Tears. Per nostra fortuna uno dei titolari di questa cantina è John Wurdeman, un americano che da dieci anni vive e produce vino in Georgia; una volta spiegati i nostri intenti, è stato lui a farci conoscere tanti piccoli produttori di vino e agricoltori che potevano incarnare a pieno la nostra filosofia. John è anche il nostro traduttore poiché parla un discreto georgiano. Un discorso analogo è stato fatto riguardo l’altra importante regione vitivinicola georgiana, l’Imereti, dove il nostro primo contatto, Ramaz Nikoladze, ci ha permesso di conoscere le realtà locali.


Dopo quel primo viaggio siete più ritornati in Georgia?
Nel corso degli ultimi due anni siamo ritornati quattro volte in Georgia, a Giugno e a Settembre del 2011 e a Maggio e Luglio del 2012, per incontrare i produttori e conoscerne di nuovi ma anche per fare delle rilassanti e bellissime vacanze.i015_vini_georgia


State trovando difficoltà qui in Italia a far conoscere e vendere questi vini particolarissimi?
Fortunatamente, da quando abbiamo iniziato noi, l’interesse degli appassionati del vino verso i vini della Georgia è sempre maggiore: molti oggi li vogliono conoscere. Inoltre, il fatto che i vini che commercializziamo siano prodotti da minuscole realtà artigiane tutte operanti con i criteri della viticoltura biologica, è un ulteriore valore aggiunto.


Quali sono invece le difficoltà relative all’importazione dei vini?
Con gli occhi al cielo entrambi mi rispondono in sincrono: “Non parliamo dei problemi alla dogana… ad ogni importazione succede sempre qualcosa; spesso sono problemi documentali, poiché i nostri fornitori non sono molto pratici delle procedure d’importazione, essendo agricoltori piuttosto che commercianti, ma sorgono anche problemi riguardanti il trasporto coi camion refrigerati; e la dogana italiana, quanto a rallentamenti e discussioni, non è da meno.


Quanti sono i produttori che rappresentate e che rapporto avete con loro?
Fino ad ora abbiamo conosciuto circa venti piccoli produttori, anche se sono molti di meno gli artigiani del vino che aderiscono in tutto e per tutto al nostro metodo di esportazione e di concetto di “vino naturale”. Con tutti però si è creato un bellissimo rapporto: non siamo solo colleghi di lavoro, siamo amici, loro capiscono che nutriamo un grande rispetto per loro e per il loro lavoro, ogni volta cerchiamo di parlare in modo chiaro e con onestà. I produttori georgiani sono orgogliosi della loro tradizione e storia e considerano un punto d’onore la possibilità di vendere i loro vini in un paese come l’Italia, conosciuta in tutto il mondo come una delle patrie della produzione vinicola.


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Voi parlate di naturalità del vino, ma come intendono questo concetto i viticoltori georgiani?
Sin da quando siamo entrati nell’enoteca per chiedere i vini georgiani da assaggiare, è stato difficile far capire al titolare il concetto di naturalità, e ancora più complicato è stato spiegarlo ai produttori. Per un georgiano il vino, quello prodotto secondo la tradizione nelle anfore qvevri, è naturale. Loro fanno una distinzione al contrario: il vino tradizionale per loro è quello naturale-biologico, il vino industriale è quello che da noi è prodotto coi metodi tradizionali.


Per concludere, voglio citare l’incipit del manifesto di I AM WINE, per capire quale sia la filosofia di Michele e Nicola: “Il vino unisce uomo e natura. Il vino è immagine e rappresentazione di mondi e di identità. Il vino è: uva, tempo. Compagno di uomini e donne di ogni estrazione e cultura, il vino ha legato e lega l’essere umano alle sue comunità, alla sua terra.